NEL 1709 UN’ONDATA DI FREDDO SI ABBATTÈ COME UN FLAGELLO SULL’EUROPA. LA LAGUNA VENETA SI RICOPRÌ DI UNA SPESSA COLTRE DI GHIACCIO; LA POPOLAZIONE MORIVA DI STENTI, MA MOLTI TROVARONO ANCHE IL LATO GIOCOSO DELLA TERRIBILE SITUAZIONE, SFRUTTANDO I CANALI GELATI PER IMPROVVISATE PATTINATE.

A testimonianza di questo raro evento possediamo delle cronache scritte e numerose riproduzioni figurative, tra le quali un dipinto che oggi è custodito presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia: “La laguna ghiacciata alle Fondamenta Nuove”.

 

LA STORIA DEL PATTINAGGIO MODERNO

 

La storia del pattinaggio è antica quanto l’uomo. Furono gli abitanti dei paesi nordici a scoprire che avere degli attrezzi per scivolare sul ghiaccio avrebbe consentito loro di muoversi più velocemente. Nacquero così i primi pattini ed il pattinaggio inteso come mezzo di trasporto. Sorto dapprima come necessità, il pattinaggio si affermò come un’attività ricreativa. Si pattinava per diletto, ma anche per mettere alla prova se stessi.

Furono sicuramente gli olandesi i primi a specializzarsi in questa disciplina. Sin dal 1400, infatti, i pattinatori dei Paesi Bassi avevano il loro santo protettore, santa Liduina di Schiedam, e già nel Cinquecento disponevano di un’armata di archibugieri su pattino. Rimane memorabile la “Battaglia del Fiume”, vinta dagli olandesi contro gli spagnoli, proprio grazie alla loro agilità nel destreggiarsi sulle acque ghiacciate del fiume Mosa.

I dipinti fiamminghi dell’epoca sono ricchi di scene invernali con pattinatori, a testimonianza di una tradizione radicata e diffusa in tutta la popolazione.

 

Hendrick Avercamp, Scena di pattinaggio in un villaggio, 1610
Hendrick Avercamp, Scena di pattinaggio in un villaggio, 1610

 

Dall’Olanda la passione per i pattini giunse nella vicina Inghilterra, per poi diffondersi in tutta Europa e nel resto del Mondo. La prima gara di velocità si disputò ad Oslo, in Norvegia, nel 1863, mentre la prima competizione internazionale si svolse ad Amburgo nel 1885.

Il pattinaggio di figura fu il primo sport invernale ad essere incluso nelle Olimpiadi, comparendo nel programma delle Olimpiadi estive del 1908, mentre bisognerà attendere il 1924 per veder annoverato anche il pattinaggio di velocità. Nel corso del tempo l’originario piacere di farsi scivolare sulle superfici ghiacciate si è evoluto in una pratica normata e rigidamente disciplinata che non ha però perduto nulla del suo primitivo fascino.

In quel giorno della settimana e a quell’ora si riunivano sul ghiaccio persone di uno stesso gruppo che si conoscevano fra di loro. C’erano i campioni del pattinaggio, che si esibivano con arte, e c’erano quelli che imparavano reggendosi alle sedie, con movimenti timidi ed impacciati.” (Lev Tolstoj, “Anna Karenina”, 1877)

 

PATTINARE A VENEZIA

 

Nei primi mesi del 1709 l’Europa fu colpita da un’ondata di gelo anomala. Una spessa coltre di ghiaccio ricoprì il continente, paralizzandone il sistema economico e sociale. Fu l’inverno più freddo a memoria d’uomo che, ancora oggi, lascia perplessi gli studiosi circa la sua origine. A Venezia la laguna si ghiacciò, consentendo alle persone di “camminare sulle acque”.

Presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia è custodito un dipinto che immortala questo straordinario evento: “La laguna ghiacciata alle Fondamenta Nuove”, opera del 1709 di un anonimo artista veneto. Il quadro mostra il lato più ludico e piacevole della gelata: uomini e donne intenti a pattinare per i canali, normalmente solcati dalle gondole. Una visione scanzonata e divertita di un fatto che ebbe delle conseguenze catastrofiche.

 

Anonimo pittore veneto, La laguna ghiacciata alle Fondamenta Nuove, 1709
Anonimo pittore veneto, La laguna ghiacciata alle Fondamenta Nuove, 1709

 

Passato lo stupore iniziale la popolazione dovette fare i conti con i problemi pratici legati a questa situazione. La gente moriva a causa delle temperature polari; morivano sia i ricchi che i poveri, nessuno trovava scampo. Chi si salvava doveva poi lottare contro la mancanza di cibo e dei beni di prima necessità. Tutto ciò che era commestibile era diventato merce rara: panettieri, beccai, salsamentari e pizzicagnoli erano pagati a peso d’oro.

I veneziani si videro costretti a bruciare persino i mobili per potersi riscaldare; la poca legna rimasta era diventata talmente preziosa che vi fu chi si arricchì vendendo “quattro stizzetti striminziti di legno.” A Venezia si “moriva de fame e freddo pur avendo i denari!” Fu un’ecatombe, ma la parte faceta dell’essere umano seppe trarre beneficio anche da quel fatto orribile. E così a Venezia si pattinava in laguna, come testimoniano le cronache e le rappresentazioni figurative, si percorrevano le acque “come Santi del Cielo e improvvisati Angeli della Provvidenza.”

C’è sempre qualcosa di speciale nel mettersi un paio di pattini, e uscire e muoversi come nessun altro può fare. Libertà è la prima parola che mi viene in mente.” (Randy Gardner)

 

Fiera del Freddo sul Tamigi, 1684
Fiera del Freddo sul Tamigi, 1684