JAZZ È UNO DEI PIÙ BEI LIBRI D’ARTISTA DEL NOVECENTO. REALIZZATO QUANDO MATISSE ERA ORAMAI ANZIANO, RAPPRESENTA UN ESEMPLARE UNICO NEL SUO GENERE.

Il jazz è ritmo e significato.” (Henri Matisse)

 

PITTURA E MUSICA, UNA NATURALE AFFINITÀ

 

Musica e pittura sono legate da una naturale affinità. Da sempre l’uomo si è sforzato di tradurre i colori in suoni e viceversa, rimarcando la presenza di una sottile alchimia tra queste due arti. Anche il linguaggio ci offre un’ulteriore prova della loro fratellanza: colore, timbro, tonalità, armonia, ritmo, movimento, struttura e composizione, sono solo alcuni dei termini comuni alle due discipline.

Comune fu anche il destino a loro riservato. Sia la pittura che la musica nell’antichità erano escluse dal novero delle arti liberali, ossia di quei saperi degni di essere studiati dall’uomo libero. E mentre alla musica venne concesso di appartenere alle arti del quadrivio, in quanto scienza matematica, la pittura non venne neppure presa in considerazione, poiché vile mestiere di artigiano.

 

Henri Matisse, La Danza, 1909-1910
Henri Matisse, La Danza, 1909-1910

 

Tra alterne vicende storiche, le nostre due arti giunsero fino al Novecento, dove, soprattutto attraverso l’interessamento delle avanguardie, furono oggetto di sofisticate teorizzazioni.

Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi all pittura,e… smetti di pensare! Chiediti solamente se lo sforzo ti ha permesso di passeggiare all’interno di un mondo fin qui sconosciuto. Se la risposta è sì, che cosa vuoi di più?” (Vasilij Kandinskij)

 

HENRI MATISSE E I PAPIERS DÉCOUPÉS

 

Nel 1947 un Henri Matisse quasi ottantenne, reduce da un’operazione che lo costrinse tra il letto e la sedia a rotelle, elaborò una tecnica originale per dare sfogo alla sua creatività: i papiers gouaches découpés, letteralmente “carte dipinte e ritagliate”.

 

Henri Matisse, Il cavallo, il cavaliere e il clown da Jazz, 1947
Henri Matisse, Il cavallo, il cavaliere e il clown, tavola per Jazz, 1947

 

Si trattava di silhouettes ritagliate nella carta colorata, poi composte assieme facendo attenzione all’equilibrio armonico di linee e colori. Era una novità assoluta nel mondo dell’arte. Nessuno fino ad allora aveva mai concepito una simile soluzione formale.

Non c’è frattura tra i miei vecchi quadri e i découpages: ho solo raggiunto con più assolutezza, con maggiore astrazione una forma decantata fino all’essenziale.” (Henri Matisse)

 

JAZZ DI HENRI MATISSE

 

Quello che era nato come divertente passatempo si trasformò in una delle opere più strabilianti dell’artista. Tériade (pseudonimo dell’editore greco Stratis Eleftheriades), avendo visto alcuni di questi lavori a casa di Matisse, decise di pubblicare un libro composto da venti tavole realizzate con questa tecnica.

Il risultato fu Jazz, uno dei più bei libri d’arte del Novecento, ispirato all’improvvisazione ritmica, tipica del jazz. I testi, che si alternano alle immagini, si “possono leggere o non leggere”, ma sono utili come “sfondo sonoro per far risaltare le immagini, come gli aster servono in un bouquet per far risaltare gli altri fiori.”

Il titolo dell’opera evoca quel senso di libertà e di leggerezza che contraddistingue questa raccolta: immagini e parole sparse, attente solo all’armonia compositiva finale.

Non basta mettere i colori, per quanto belli, gli uni accanto agli altri; bisogna anche che questi colori reagiscano gli uni con gli altri. Sennò è cacofonia. Jazz è ritmo e significato.” (Henri Matisse)

E così, in quel lontano 1947, quando il vecchio Matisse componeva la sua musica di carta, Saint-Germain-des-Prés cominciava a popolarsi di jazzisti provenienti dal Nuovo Mondo. I parigini più demodè si entusiasmavano per il sax soprano di Sidney Bechet, i giovani si esaltavano per i guizzi nevrotici di Charlie Parker, mentre lo scrittore Boris Vian suonava la tromba in un gruppo d’avanguardia.

Il jazz impazzava un po’ ovunque, era la mania del momento, e fu Matisse l’artista che più di ogni altro riuscì a coglierne l’atmosfera con queste suoi collages ritmati.

 

Henri Matisse, La caduta di Icaro, tavola per Jazz, 1947
Henri Matisse, La caduta di Icaro, tavola per Jazz, 1947

 

Sfogliando le immagini di questa raccolta, di cui furono stampate solo duecentocinquanta copie, ci troviamo di fronte alla freschezza dell’istinto e alla vivacità dell’immaginazione: curve grafiche che mutano in calligrafia, segni colorati che vibrano in movimenti sincopati, assoli squillanti suonati a colpi di forbice.

Un musicista ha detto che in arte la verità, o il reale, comincia quando non si capisce più nulla di quello che si fa, di cosa si sa, e resta in voi un’energia tanto più forte quanto più è contrariata, compressa, pressata.” (Henri Matisse)