MARIANO FORTUNY, CON IL SUO STRAORDINARIO GENIO INVENTIVO, IMPRESSE UN SEGNO RIVOLUZIONARIO NELLA STORIA DEL COSTUME.

Spagnolo di nascita, ma veneziano d’adozione, Mariano Fortuny deve la sua fama alla creazione di abiti e di tessuti d’impareggiabile finezza. Con la sua produzione egli contribuì a diffondere l’idea che anche un vestito potesse rappresentare una nobile forma di espressione artistica.

Sempre pronta a tutto, quando le avevo chiesto di uscire, quel triste giorno che nella sua ultima lettera avrebbe chiamato doppiamente crepuscolare, perché cadeva la sera e noi eravamo prossimi alla separazione, s’era gettata sulle spalle un mantello di Fortuny che il giorno seguente avrebbe portato con sé e che poi nei miei ricordi non avevo più riveduto.” (Marcel Proust, La Fuggitiva, 1925)

 

MARIANO FORTUNY, LE ORIGINI

 

Mariano Fortuny y Madrazo nacque a Granada l’11 maggio 1871, figlio del celebre pittore Mariano Fortuny y Marsal e di Cecilia de Madrazo, virtuosa pianista, discendente da un’importante famiglia di artisti. In seguito alla morte del padre, avvenuta nel 1874, Mariano si trasferì con la madre e la sorella Maria Luisa a Parigi, dove rimase fino al 1889, anno in cui presero stabile dimora a Venezia.

Fin da piccolo si trovò circondato da oggetti preziosi, che il padre collezionava con avidità ed amore: ceramiche ispano-moresche, armature di ogni epoca, abiti di fogge esotiche e antichi tessuti. Questo ambiente stimolò in lui il gusto per il bello e affinò la sua curiosità, caratteristiche che si rivelarono fondamentali per la realizzazione delle sue opere tessili. In tutto ciò anche Venezia giocò un ruolo di primo piano. La città lagunare con l’eco dei suoi fasti rinascimentali, orgoglio dell’artigianato più prezioso e raffinato, non poteva che ispirare e sedurre l’immaginario di Fortuny.

 

Marià Fortuny y Marsal, I figli del pittore nel salotto giapponese, 1874
Marià Fortuny y Marsal, I figli del pittore nel salotto giapponese, 1874

 

… vesti o vestaglie … fatte da Fortuny su antichi disegni veneziani. È forse il loro carattere storico, o piuttosto il fatto che ciascuna è unica, a dar loro un carattere così singolare che l’atteggiamento della donna che la indossa, mentre ci aspetta o parla con noi, acquista un’importanza straordinaria, come se quel vestito rappresentasse il frutto di una lunga deliberazione e se quella conversazione si distaccasse dalla vita ordinaria come una scena di un romanzo?” (Marcel Proust, “La Prigioniera”, 1923)

 

MARIANO FORTUNY, GLI ABITI E LO STILE

 

Principe delle sete pieghettate e dei velluti damascati, Mariano Fortuny indagò, con l’accuratezza di uno scienziato, gli arcani della bellezza femminile, lasciando che le vesti fluissero liberamente nei corpi, senza le costrizioni di busti e corsetti. Erano gli abiti a doversi adattare alle forme muliebri e non viceversa. Disegnò per le donne del suo tempo un guardaroba di diafane vesti e di tuniche impalpabili: uno stile neopompeiano in perfetta sintonia con il clima languido e decadente di fine secolo.

La creazione più iconica, massima espressione del suo talento, è Delphos, un abito dalle linee essenziali che rievoca i pepli dell’antica Grecia. Realizzato in seta con bachi provenienti dalla Cina, lavorato in finissima plissettatura e impreziosito da murrine veneziane, divenne ben presto un capo imprescindibile. La straordinaria fortuna di Delphos, realizzato in diverse versioni – con manica corta o lunga, in uno o due pezzi, con o senza cintura decorata -, dominò tutto il primo Novecento ed è entrato, a buon diritto, nella storia della moda.

 

Un modello Delphos esposto nella collezione di Palazzo Fortuny a Venezia
Un modello Delphos esposto nella collezione di Palazzo Fortuny a Venezia

 

Gli abiti Fortuny erano indossati da uomini (Gabriele D’Annunzio impazziva di fronte ai suoi tessuti), ma soprattutto da donne, donne fiere ed anticonformiste, donne emancipate e sensuali, come la marchesa Luisa Casati, Isadora Duncan, Eleonora Duse e Sarah Bernhardt. “Tutti vanno da Fortuny, credo che tutte quelle che conosco hanno un vestito Fortuny”, affermava Lady Bonham Carter negli anni Venti.

Simbolo di lusso e di originalità, Fortuny si impose come un marchio prestigioso, adorato e vagheggiato dal mondo che contava. Un atelier a Venezia a Palazzo Orfei, uno a Parigi negli Champ Elysées e uno a Londra in Bond Street, consacrarono la fama di Mariano Fortuny a livello internazionale.

Nei romanzi di Balzac, certe eroine indossano di proposito un certo vestito, quando devono ricevere un certo visitatore. I vestiti di oggi non hanno altrettanto carattere, eccettuati quelli di Fortuny. Nulla di vago può restare nella descrizione del romanziere, giacché quel vestito esiste realmente, e i suoi disegni sono altrettanto naturalmente precisi di quelli di un’opera d’arte. Prima di indossarne uno, la donna ha dovuto scegliere tra due vestiti, tutt’altro che simili, ciascuno dei quali è anzi profondamente individuale e potrebbe portare un nome.” (Marcel Proust, “La Prigioniera”, 1923)

 

MARIANO FORTUNY, UN RAFFINATO ECLETTICO

 

Artista dagli interessi più variegati, Mariano Fortuny si distinse per la continua ricerca di soluzioni originali che applicò, non solo nel campo della moda, ma anche in quello della fotografia, del design, con particolare riguardo a quello dell’illuminazione e della scenografia teatrale.

Nel 1919 acquistò uno stabile alla Giudecca da Gian Carlo Stucky e aprì una fabbrica di cotoni stampati per l’arredamento che imitavano i broccati di seta. Fu un’intuizione straordinaria, dall’incredibile successo commerciale: un materiale come il cotone, dalle caratteristiche intrinseche povere, si elevava così a tessuto nobile e ricercato.

 

Abiti e tessuti Fortuny esposti nella collezione di Palazzo Fortuny a Venezia
Abiti e tessuti Fortuny esposti nella collezione di Palazzo Fortuny a Venezia

 

I tessuti Fortuny, oltre ad essere impiegati per la confezione di abiti, di costumi di scena e per l’allestimento di spettacoli teatrali, facevano bella mostra di sé nelle case dell’alta società, negli alberghi più lussuosi e nei musei più prestigiosi. La sua notorietà si spinse oltreoceano, giungendo in America, anche grazie al sostegno di Elsie McNeill, influente decoratrice d’interni, che impazziva per il lavoro di Fortuny. Le stoffe ed i vestiti di Fortuny vennero inseriti nelle collezioni museali del “County Museum” di Los Angeles del “Metropolitan Museum” di New York e, sempre a New York, fu aperto un punto vendita al 509 di Madison Avenue: un trionfo senza precedenti che ebbe una battuta d’arresto solo dopo la grave crisi economica del 1929.

Il 2 maggio 1949, all’età di settantotto anni, Mariano Fortuny y Madrazo si spense nella sua residenza veneziana.

Nel 1956, Palazzo Fortuny (già Pesaro Orfei), fu donato al Comune di Venezia per essere “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte.” Ancora oggi Palazzo Fortuny rappresenta un meraviglioso esempio di casa-museo, dove poter assaporare tutto l’amore che ha guidato un uomo nel realizzare i suoi sogni di bellezza.

 

 

Visita il sito di Palazzo Fortuny al seguente link:

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