SCELTA COME LOGO DA UNA NOTA CASA DI MODA ITALIANA, LA FIGURA DI MEDUSA RICORRE SPESSO NELL’ARTE CON ACCEZZIONI DI SIGNIFICATO DIVERSE E NON SEMPRE UNIVOCHE.

Tutta la mitologia è popolata di orrendi mostri che rappresentano il sonno della ragione. Strani e ambigui incroci tra parti animali e parti umane, danno origine ad esseri violenti e spaventosi: la perfetta incarnazione delle nostre paure più recondite. Sfingi, arpie, satiri, sirene e gorgoni, vanno a braccetto con i loro alter ego, eroi impavidi e fieri che sono stati in grado di affrontare e sconfiggere i prodigi delle tenebre.

 

MEDUSA NEL MITO

 

Secondo la leggenda Medusa era una delle tre Gorgoni, l’unica mortale, e veniva descritta come una creatura mostruosa, con la testa circondata da infinite spire di serpenti, le grandi zanne prominenti, le mani di bronzo e le ali d’oro. Nell’insieme era così orribile che chiunque l’avesse guardata in volto ne sarebbe rimasto pietrificato dal terrore.
In verità la nostra creatura non era sempre stata così spaventosa; in origine era una infatti bellissima ragazza che fece innamorare perdutamente di sé il dio del mare Poseidone. Avvinto dalla passione, Poseidone giacque con l’affascinante fanciulla in un piccolo tempio dedicato ad Atena la quale, adirata di fronte a tale affronto, si vendicò trasformando Medusa in un mostro.

Fu così che Medusa venne confinata nella terra degli Iperborei, mitico popolo del Nord, dove abitavano anche le sue immortali sorelle, Euriale e Steno.

Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra, e tu li vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso.” (Dante, Inferno IX, 51-57)

 

Pieter Paul Rubens, Medusa, 1618
Pieter Paul Rubens, Medusa, 1618

 

MEDUSA NELL’ARTE

 

Rappresentazioni della Gorgone si trovano già a partire dall’VIII secolo a.C. con evidente valenza apotropaica, ossia di protezione contro i malefici: l’orrido che scaccia l’orrido. Il volto ammaliante di Medusa è l’emanazione dei nostri demoni interiori, la lunga ombra che ci accompagna nella nostra esistenza quotidiana.

Ibrido di animali diversi, essa incarna le forze della natura che, proprio perchè ignote ed incontrollabili, generano timore nell’uomo: la personificazione delle nostre paure più ancestrali.

Durante tutta l’epoca medioevale Medusa resterà in disparte: l’avvento del Cristianesimo spazzerà via le immagini pagane per concentrarsi sugli avvenimenti religiosi.

Con l’avvento del Rinascimento, la mitica donna contornata di spire ricomparve nell’immaginario figurativo: dal notevole affresco di Baldassarre Peruzzi nella “Loggia di Galatea” a Villa Farnesina (1510), alla superba interpretazione di Benvenuto Cellini, ove è finemente cesellato nel bronzo il trionfo di Perseo su Medusa (1545-1554).

 

Benvenuto Cellini, Perseo, 1445-1554
Benvenuto Cellini, Perseo, 1445-1554

 

Altre straordinarie interpretazioni si sono succedute nel tempo, da Caravaggio, Rubens, Bernini, Füssli, fino a giungere nell’epoca moderna, dove la terribile Medusa divenne anche una delle manifestazioni della femme fatale.

Dea, demone, strega o fata, simbolo anche della perversione intellettuale, Medusa rappresenta l’orrore, l’altra faccia del Bello che affascina e respinge, seduce e uccide. Un mito la cui forza dura da secoli, e che ancora assilla l’immaginazione degli uomini, nell’esasperato desiderio di vedere ciò che racchiude in sé la sua stessa punizione.

“In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione… che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa.” (Italo Calvino)

 

Eugène Romain Thirion, Perseo vincitore su Medusa, 1867
Eugène Romain Thirion, Perseo vincitore su Medusa, 1867

 

 

MEDUSA NELLA MODA

 

Nel 1978, un giovane stilista proveniente da Reggio Calabria, decise di adottare come logo per la sua casa di moda una testa di Medusa. Quel ragazzo si chiamava Gianni Versace ed era destinato a fondare un impero divenuto simbolo della moda italiana nel mondo.

Egli scelse l’immagine di Medusa, come incarnazione della donna fatale, con la volontà di trasmettere un messaggio ben preciso: le donne che avrebbero indossato i suoi abiti sarebbero state talmente affascinanti da pietrificare chiunque le guardasse.

L’elezione di Medusa come marchio, assieme al motivo della greca, affonda le sue radici anche nel retaggio culturale di Versace: il Sud d’Italia, l’antica Magna Grecia. Il mito venne così a delineare uno stile di eterna, seppur tragica, bellezza.

Chi si innamora della Medusa non ha scampo.” (Gianni Versace)

 

Logo della casa di moda Versace
Logo della casa di moda Versace