OFELIA TRA I FIORI, DIPINTA TRA IL 1905 ED IL 1908, È UNA DELLE NUMEROSE OPERE DI ODILON REDON ISPIRATE ALL’AMLETO DI WILLIAM SHAKESPEARE.

Ho creato un’arte a mia immagine. L’ho fatto con gli occhi aperti sulle meraviglie del mondo visibile e, checché se ne dica, con la preoccupazione costante di obbedire alle leggi della natura e della vita.” (Odilon Redon)

 

OFELIA, L’EROINA DI WILLIAM SHAKESPEARE

 

Ofelia è uno dei personaggi della tragedia “Amleto“, composta tra il 1600 ed il 1602 da William Shakespeare. Nonostante non sia centrale nel dipanarsi delle vicende del dramma, è una delle figure più discusse e studiate, perché è stata fonte d’ispirazione per numerosi artisti che si sono cimentati nella sua rappresentazione.

 

Odilon Redon, Ofelia, 1900-1905
Odilon Redon, Ofelia, 1900-1905

 

Ma per capire chi è Ofelia dobbiamo ripercorrere brevemente le trame shakespeariane. Siamo da Elsinore, in Danimarca. Il fantasma del defunto re, ucciso dal fratello Claudio che ne ha poi usurpato il trono e sposato la moglie, appare al figlio Amleto chiedendo di essere vendicato.

Amleto, colto da mille dubbi, pensa che sia più facile scoprire la verità fingendosi pazzo. L’atmosfera tesa della corte ha dei risvolti anche nella relazione amorosa che Amleto intrattiene con Ofelia, la figlia del ciambellano Polonio: Amleto respinge bruscamente Ofelia e uccide per errore suo padre. Questi avvenimenti conducono rapidamente la fanciulla nella spirale della follia: senza che nessuno si prenda più cura di lei, la giovane vaga per la reggia in preda a vaneggiamenti, cantando canzoni d’amore e raccogliendo compulsivamente dei fiori che dona a chiunque incontri.

La morte di Ofelia non avviene in scena, ma viene narrata dalla regina Gertrude la quale racconta come la ragazza, intenta a decorare con i suoi fiori un salice piangente, sia caduta in acqua e, trascinata verso il fondo dal peso delle sue vesti bagnate, sia annegata.

C’è un salice che cresce di traverso

ad un ruscello e specchia le sue foglie

nella vitrea corrente; qui ella venne,

il capo adorno di strane ghirlande

di ranuncoli, ortiche, margherite

e di quei lunghi fiori color porpora

che i licenziosi poeti bucolici

designano con più corrivo nome

ma che le nostre ritrose fanciulle

chiaman “dita di morto”; ella lassù,

mentre si arrampicava per appendere

l’erboree sue ghirlande ai rami penduli,

un ramo, invidioso, s’è spezzato

e gli erbosi trofei ed ella stessa

son caduti nel piangente fiume.

Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,

l’han sostenuta per un poco a galla,

nel mentre ch’ella, come una sirena,

cantava spunti d’antiche canzoni,

come incosciente della sua sciagura

o come una creatura d’altro regno

e familiare con quell’elemento.

Ma non per molto, perché le sue vesti

Appesantite dall’acqua assorbita,

trascinaron la misera dal letto

del suo canto a una fangosa morte.”

(William Shakespeare, Amleto, atto IV, scena VII)

 

OFELIA TRA I FIORI, ANALISI DELL’OPERA

 

La tragica vicenda di Ofelia ha colpito l’immaginario di numerosi artisti, tra i quali spicca Odilon Redon che all’eroina shakespeariana dedicò opere di delicata suggestione.

Ho cercato di mettere il reale al servizio dell’irreale.” (Odilon Redon)

A Londra, in una sala della National Gallery dedicata quasi interamente ad Edgar Degas, spicca una tela che si presenta come una stupefacente esplosione di colore: macchie indistinte che, avvicinandosi, prendono forma e sostanza. Si tratta di “Ofelia tra i fiori“, dipinta da Odilon Redon tra il 1905 ed il 1908.

 

Odilon Redon, Ofelia tra i fiori, 1905-1908
Odilon Redon, Ofelia tra i fiori, 1905-1908

 

La giovane è rappresentata nel suo istante conclusivo, poco prima di passare a miglior vita. Ha sopra il capo una ghirlanda di fiori, il corpo sommerso dalle acque, mentre volge lo sguardo ad una cascata di fiori. Se non fosse per il titolo, nulla ci indurrebbe a pensare alla tragedia di Shakespeare: Redon trascende la semplice narrazione, creando un’immagine che suggerisce il dolore, la bellezza e l’universalità dell’esperienza umana. La donna non è solo Ofelia, ma il simbolo del desiderio e della fragilità dell’esistenza.

La pittura diviene così puro segno: il significato è un elemento trascurabile a favore del colore, delle linee e delle forme, autentiche protagoniste dell’intera composizione: la pennellata si scioglie in una decorazione astratta, fortemente evocativa.

Tutto si crea tramite la sottomissione docile all’arrivo dell’inconscio.” (Odilon Redon)

Coetaneo dei grandi maestri dell’impressionismo francese, Redon intraprese un cammino diverso e del tutto originale rispetto al naturalismo imperante. Anticipatore delle tematiche simboliste, non riscosse un grande successo tra i suoi contemporanei, proprio per la sua capacità di precorrere i tempi. Lo stesso Degas, che condivide con Redon una sala alla National Gallery, affermava di essere affascinato dalle incisioni del collega anche se confessava di “non capirci niente.”

Cresciuto entro le maglie dell’impressionismo, da lui considerato “un edificio dalle volte un po’ basse”, Redon tentò di scardinare quelle volte soffocanti attraverso l’uso dell’immaginazione, al fine di esplorare le illimitate possibilità del sogno.

Da bambino cercavo le ombre; mi ricordo una grande gioia a nascondermi sotto le tende, negli angoli bui della casa. E fuori, in campagna, che fascino il cielo esercitava su di me! Ho passato ore, o meglio giornate intere, disteso a terra, a guardare passare le nuvole, a seguire, con piacere infinito, lo splendore fiabesco dei loro fugaci cambiamenti. Non vivevo che dentro di me, con una repulsione per qualsiasi sforzo fisico.” (Odilon Redon)