GRANDE PROTAGONISTA DEL SURREALISMO BELGA, PAUL DELVAUX DIEDE FORMA AD UN IMMAGINARIO SEDUCENTE FATTO DI OLIMPICA BELLEZZA E RAGGELATO MISTERO.

Se dovessi dare una definizione della mia opera direi che sono un realista poetico. O un simbolista se preferite.” (Paul Delvaux)

 

PAUL DELVAUX, LE ORIGINI

 

Paul Delvaux nacque ad Antheit, in Belgio, il 23 settembre 1897. Fin da piccolo dimostrò una certa propensione per le arti che assecondò, scontrandosi con la volontà dei genitori, desiderosi di incanalarlo in una carriera più borghese. Frequentò l’Académie des Beaux-Arts di Bruxelles, seguendo i corsi di architettura e di pittura, e partecipò alla vita artistica belga esponendo con il gruppo “Le Sillon”, profondamente influenzato dalle tematiche dell’Impressionismo.

 

Paul Delvaux, Donna allo specchio, 1936
Paul Delvaux, Donna allo specchio, 1936

 

Dopo una breve stagione espressionista, Delvaux venne folgorato dall’opera dell’italiano Giorgio de Chirico e da quella del conterraneo René Magritte, portando la sua pittura ad esplorare territori più onirici e stranianti.

Non è il lato metafisico dell’opera di De Chirico che mi ha segnato, è essenzialmente il mistero delle strade deserte, le ombre, il sole. Le città mute di De Chirico hanno una profondità di sentimenti straordinaria, di silenzio, di poesia. Ho capito allora che la pittura ha un significato altro rispetto al mettere del colore su una tela, che poteva andare in profondità e non più stagnare in superficie.” (Paul Delvaux)

 

PAUL DELVAUX, I SOGGETTI E LO STILE

 

Lo stile di Paul Delvaux venne maturando sugli insegnamenti di Giorgio de Chirico, che fu per lui una sorta di faro, offrendogli la chiave espressiva per dare forma al ribollire della sua fervida immaginazione.

Cercavo negli altri l’alimento che mi permettesse di scoprire me stesso. Perciò ho fatto pittura espressionista. Ho fatto pittura come quella di Ensor. C’era qualcos’altro che volevo trovare: fu allora che scoprii Giorgio de Chirico, e fu lui, d’un tratto, a mettermi sulla strada giusta.” (Paul Delvaux)

Donne eburnee dalla pelle opalescente, scheletri, architetture classiche, questi sono i pochi e selezionati protagonisti delle sue opere, che si rincorrono intessendo minime variazioni su un unico tema: l’ossessione per l’insondabile mistero femmineo.

 

Paul Delvaux, Le vestali, 1972
Paul Delvaux, Le vestali, 1972

 

Devoto ad un culto del tutto personale, Delvaux elevò la donna ad essenza primaria, relegando la figura maschile ad una mera posizione di contorno. Nell’elegante esposizione del nudo femminile l’artista trovò quella dimensione del fantastico, del poetico, dello straniante, tanto caro ai surrealisti.

Motivi dell’adolescenza e gli universi personali si unirono al recupero di un’antichità ideale cadenzata da templi e portici: algide scenografie di uno spazio esistenziale immutabile e perpetuo. In tale atmosfera da sogno si aggirano le donne di Delvaux: donne nude il più delle volte, o quasi, dai seni floridi e dai grandi occhi, con i fianchi rotondi e chiome lussureggianti.

Molte donne che sono in realtà l’immagine della stessa donna: la rappresentazione di una creatura così bella e così irraggiungibile, in grado di risvegliare il desiderio altrui ma incapace di appagarlo.

Come ebbe a Dire André Breton, Delvaux fece “dell’Universo l’impero di una donna, sempre la stessa, che regna sulle grandi periferie del cuore, dove i vecchi mulini di Fiandra fanno girare le collane di perle in una luce minerale.”

 

Paul Delvaux, La galleria, 1978
Paul Delvaux, La galleria, 1978

 

Gli uomini, quando compaiono, sono solo distratti accessori; sparuti e grami essi condividono con le donne lo stesso spazio, ma in un tempo diverso. Non vi è comunicazione né dialogo, ma solo la certezza dell’incapacità di condivisione.

Tutto il lavoro di Delvaux non è altro che la conferma di una regola tristemente dolorosa: la frattura insanabile tra il desiderio della donna, pronta a donare la pienezza della vita, ed il rifiuto dell’uomo che non la vuole.

E così solitudine, attesa e frustrazione attraversano l’animo di tutti questi personaggi, inermi burattini di un dramma perpetuo che è quello della nostra esistenza.

Grandi donne nude che annullano il deserto questo mondo è sotto il dominio della carne gloriosa. Tutto in un istante è ridotto all’abbandono del riflesso di una gonna in uno specchio vuoto. Per conoscere la forma e il peso dei suoi seni la più bella al mattino si rinserra tra le sue braccia.” (Paul Éluard)