ARTISTA POCO NOTO AL PUBBLICO ITALIANO, VICTOR BRAUNER FU UNO DEI GRANDI PROTAGONISTI DELLA STAGIONE SURREALISTA. LA SUA OPERA SI CARATTERIZZÒ PER UNA VSIONARIA ESPLORAZIONE DELLA PSICHE UMANA.

Io sono il sogno. Io sono l’ispirazione.” (Victor Brauner)

 

VICTOR BRAUNER, LE ORIGINI E LA FORMAZIONE

 

Victor Brauner nacque a Piatra-Neamţ, in Romania, il 15 giugno 1903 da una famiglia benestante di origini ebraiche. Il padre era un seguace dello spiritismo e fin da piccolo prese parte alle sedute spiritiche organizzate dal genitore, crescendo in un ambiente caratterizzato da una forte suggestione esoterica.

Il giovane Victor cominciò a dipingere nel 1917, mentre seguiva i corsi della scuola evangelica di Braïla, appassionandosi anche alla zoologia. Due anni più tardi si iscrisse alla Scuola di Belle Arti di Bucarest, venendo presto espulso per i suoi lavori giudicati scandalosi.

Nel 1924 partecipò alla fondazione di “75 H.P.”, una rivista dove erano rintracciabili echi dadaisti, futuristi e costruttivisti: un documento unico nella letteratura rumena d’avanguardia.

 

Victor Brauner, Preludio a una civiltà, 1954
Victor Brauner, Preludio a una civiltà, 1954

 

Nel 1930 Brauner si trasferì a Parigi dove strinse rapporti d’amicizia con Constantin Brancusi, che lo introdusse alla fotografia, con il poeta Benjamin Fondane e con Yves Tanguy, che lo avvicinò al gruppo dei surrealisti. La sua pittura si orientò sempre più verso il surrealismo, declinato in una cifra del tutto personale.

In Brauner il gusto per la magia e la sperimentazione, retaggio delle sue radici balcaniche, si coniugarono alla libertà d’invenzione tipica delle avanguardie europee del primo Novecento. Immagini ibride, allucinazioni fantastiche, figure enigmatiche popolano l’universo pittorico dell’artista: alchemiche mutazioni degli elementi che scavano nella memoria collettiva.

Credo nella futura risoluzione di questi due stati, sogno e realtà, apparentemente così contradditori, in una sorta di realtà assoluta, una surrealtà.” (André Breton)

 

VICTOR BRAUNER, LO STILE E L’OPERA

 

Chiamato anche “lo stregone dei Carpazi”, Victor Brauner intese l’arte come una missione di fede, un modo per comunicare il senso ultimo delle cose attraverso la manipolazione dei colori e delle forme: un mago del pennello, che riversò sulla tela esperienze personali commiste ad archetipi dell’inconscio.

Nel realizzare i miei dipinti con la cera, sento di praticare la grande arte della spagiria.” (Victor Brauner)

 

Victor Brauner, Autoritratto con occhio estratto, dettaglio, 1931
Victor Brauner, Autoritratto con occhio estratto, dettaglio, 1931

 

Un particolare episodio contribuì a rafforzare l’idea della sua capacità profetica: una coincidenza che venne interpretata dai compagni surrealisti come la conferma del suo ruolo di veggente.

Da sempre ossessionato dal tema dell’occhio, elemento figurativo ricorrente in tutta la sua opera, nel 1931 dipinse il famoso “Autoritratto con occhio estratto”, una premonizione dell’effettiva perdita che subì di lì a pochi anni.
La sera del 27 agosto 1938, mentre cercava di sedare una rissa scoppiata tra amici, Brauner venne colpito alla testa da un bicchiere che gli procurò una grave ferita e il conseguente accecamento dell’occhio sinistro.

Ci si può domandare perché gli occhi richiamino il mistero interiore di un essere. Ma l’occhio è veramente la cosa più inquietante: resta la chiave del mistero di un essere. Quando ho dipinto dei ritratti, sono sempre stato più di tutto sbalordito dagli occhi. E’ lo sguardo la cosa più sconvolgente. Non si può guardare lo sguardo come si guarda qualsiasi altro oggetto. Lo sguardo non svela niente; mette subito in una situazione diversa.”
(Victor Brauner)

Dopo l’incidente la pittura di Brauner si liberò dall’assillo del vedere, i toni si fecero più intensi e profondi, come se, alla stregua degli antichi indovini, avesse sviluppato nuove capacità sensitive. Una nuova vista rivolta verso l’interno diede vita a quadri tenebrosi e crepuscolari: chimere dai grandi occhi allucinati, fantasmi, diavoli evocati da forze misteriose ed oscure.

 

Victor Brauner, Totem della soggettività ferita II, 1948
Victor Brauner, Totem della soggettività ferita II, 1948

 

La vena inventiva di Brauner continuò incessante fino alla sua morte, avvenuta a Parigi il 12 marzo 1966, senza mai diminuire di valore o di qualità: dalle straordinarie cere degli anni Quaranta, sino alle celebri figure totemiche dei suoi ultimi vent’anni di attività.

Victor Brauner fu uno sciamano dell’arte che sfidò i millenni con le sue cosmogonie ancestrali attualizzate mediante le sue più intime ricorrenze oniriche.

La mia pittura è autobiografica, racconta la storia della mia vita. E la mia vita è esemplare perché è universale.”
(Victor Brauner)