LO CHIAMAVANO “ANDRÉ LE MAGNIFIQUE”, OPPURE IL “GEPPETTO DI MOUGINS” PER QUEL SUO ASPETTO PERENNEMENTE SPETTINATO E GIOVANILE; PASSATO ALLA STORIA COME IL “FOTOGRAFO DI PABLO PICASSO”, ANDRÉ VILLERS IMMORTALÒ I MAGGIORI ESPONENTI DELLA CULTURA EUROPEA DEL NOVECENTO.
“Tutti i miei ritratti non sono mai stati commissionati: nascevano dal bisogno di incontrare il personaggio.” (André Villers)
ANDRÉ VILLERS, GLI ESORDI
André Villers nacque in Francia il 10 ottobre 1930, nella piccola cittadina di Beaucourt. Nel 1947, a diciassette anni d’età, fu colpito da una grave malattia alle ossa. I medici lo mandarono a curarsi al sole della Costa Azzurra, nel sanatorio di Vallauris. Fu così che, quasi per gioco, cominciò a scattare le sue prime foto: uno svago che divenne il destino di una vita.
In quegli anni a Vallauris, villaggio della Provenza celebre fin dai tempi dei romani per la produzione di ceramiche, si trovava un artista geniale e bizzarro, giunto fin lì assieme alla compagna, Françoise Gilot, e i loro due figli, Claude e Paloma.
Il giovane Villers non sapeva nulla di pittura e mai aveva sentito nominare Pablo Picasso, ribattezzato il “matto di Vallauris” dagli abitanti del paese. Questo fatto colpì moltissimo il maestro che disprezzava le più smaccate forme di adulazione.
“Nel marzo 1953, a Valluris, ho incontrato Picasso per caso. Me lo ha indicato un vasaio… all’epoca non immaginavo che lo avrei fotografato.” (André Villers)

Picasso accolse il ragazzo sotto la sua ala protettrice, gli donò una Rolleiflex, iniziando un rapporto di intensa amicizia che durò fino al 1973, anno della morte del pittore.
“Qualche giorno dopo avevo una Rolleiflex nuovissima, con un obiettivo Xenar che beccava in modo formidabile. Quando Picasso mi ha visto ostentare la mia macchina fotografica ha esclamato: ora sei un vero fotografo.” (André Villers)
Da questo perfetto connubio d’intentii presero vita tutta una serie di memorabili ritratti di Pablo Picasso in atteggiamenti scherzosi e divertenti: con il copricapo da torero, con due filoni di pane al posto delle mani, vestito alla Popeye, o con la pistola che gli aveva regalato Gary Cooper.
ANDRÉ VILLERS, IL RITRATTISTA DELLE CELEBRITA’
A questo primo prestigioso sodalizio seguirono numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Doisneau, tutti ripresi dalla camera di André Villers, a cui si aggiunse una nutrita schiera di altri grandi protagonisti del Ventesimo secolo: da Guttuso a Fellini, da Dalì a Le Corbusier, da Chagall a Mirò, solo per citarne alcuni.
Nei suoi scatti egli non si accontentò di riprodurre la realtà, ma cercò sempre di svelare il non detto, il segreto che si cela oltre le pieghe di un viso o di una postura: raffinate interpretazioni psicologiche che costituiscono una creazione unica ed originale. Tutti i ritratti di Villers si caratterizzano per la grande empatia emotiva: non una fredda esposizione di volti, ma un colloquio amichevole con i soggetti rappresentati.
“I rapporti con le persone contano più delle immagini. Grazie alla mia macchina ho potuto trascorrere momenti indimenticabili con poeti, pittori, cineasti. E’ questo l’insostituibile.” (André Villers)

Sperimentatore di tecniche e di materiali, Villers si dedicò a numerose fotoelaborazioni cercando, come gli aveva insegnato Man Ray, di “non rifare mai la stessa cosa due volte”. Solarizzando, cospargendo la pellicola di spezie e piselli, utilizzando il découpage, egli penetrò i mille aspetti dell’immagine fotografica dimostrando, in ogni sua creazione, una straordinaria capacità inventiva.
“Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che mi interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell’ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l’umore.” (André Villers)
André Villers ha dialogato con il mondo dell’arte, della letteratura e della musica facendone una vera e propria ragione di vita perché, come disse Léo Ferré, “una foto di Villers resta sul tavolo come una prova della vita.”
André Villers si spense il 1 aprile 2016 a Le Luc in Francia.
