MARIE TAGLIONI È CONSIDERATA LA PRIMA GRANDE BALLERINA ROMANTICA. LEGGERA ED AGGRAZIATA FU LA PRÈMIERE DAME DEL BALLETTO OTTOCENTESCO.

Danzo sulle punte per elevare l’anima dei miei movimenti.” (Marie Taglioni)

 

MARIE TAGLIONI, LA FORMAZIONE

 

Mariana Sophie Taglioni, nota come Marie (frequentemente italianizzato in Maria) nacque il 23 aprile 1804 a Stoccolma, in Svezia, da una famigli di artisti. Il padre, Filippo Taglioni, era ballerino e coreografo, mentre la madre, Sophie Karsten era ballerina – dal 1805 prima ballerina della Royal Swedish Opera di Stoccolma – e pittrice.

I buoni geni non mancavano alla giovane Marie che, assieme a suo fratello Paul, fu educata all’arte del balletto. La sua prima formazione avvenne presso Jean-François Coulon, dal 1807 maestro della classe de perfectionnement de l’Opèra di Parigi. Ma il padre, non contento dei risultati ottenuti, la prese ben presto sotto la sua ala protettrice, imponendole durissime sessioni di allenamento. I risultati furono stupefacenti: il 10 giugno 1822 Marie debuttò all’Hoftheater di Vienna con una coreografia del genitore, su musica di Gioacchino Rossini.

 

Alfred Edward Chalon, Passo a quattro, 1845
Alfred Edward Chalon, Passo a quattro, 1845. Marie Taglioni è ritratta nel centro.

 

Dopo il successo viennese, che le valse un ingaggio di due anni, la Taglioni cominciò a calcare le scene europee, fino alla sua consacrazione, nel 1832, con “La Sylphide”.

 

MARIE TAGLIONI, LA SYLPHIDE

 

Il 12 marzo 1832, all’Opèra di Parigi (che al tempo aveva sede in Rue le Peletier), venne rappresentato il ballet fantastiqueLa Sylphide”, che inaugurò una nuova era della danza.

Le coreografie, modellate da Filippo Taglioni sul corpo esile della figlia, erano ispirate al racconto di Nodier Trilby, “La Sylphide”. Il libretto di Adolphe Nourrit e le musiche di Jean-Madeleine Schneitzhöeffer contribuirono al completamento dell’opera che si dimostrò un vero e proprio capolavoro.

La Taglioni con la grazia delle sue movenze incantò pubblico e critica, sancendo la nascita del balletto romantico. Ma le innovazioni introdotte non si limitarono a questo. Innanzitutto “La Sylphide” fu la prima coreografia a prevedere un così lungo impiego della tecnica delle punte, artificio necessario per rendere visibile la natura eterea del personaggio, inoltre fu il primo balletto in cui comparve il tutù, disegnato appositamente per lei da Eugèene Lami e rimasto praticamente inalterato fino ai nostri giorni.

Questo nuovo genere portò con sé un grande abuso di organza bianca, di tulle e di tarlatana; le ombre si vaporizzarono grazie a gonne trasparenti. Il bianco fu quasi l’unico colore usato.” (Théophile Gautier, “La Presse”, 1 luglio 1844)

 

Ritratto di Marie Taglioni ne La Sylphide
Ritratto di Marie Taglioni nel balletto “La Sylphide”

 

Dal palcoscenico alla moda, lo stile Taglioni fece subito furore: l’acconciatura a bandeaux, le scollature a barchetta sul décolleté, la linea a corolla degli abiti, diventarono i tratti distintivi di una femminilità dolce e raffinata.

 

MARIE TAGLIONI, LA DIVINA

 

Il clamoroso trionfo de “La Sylphide” mise d’accordo tutti. Osannata e riverita come una dea, la Taglioni divenne la protagonista della danza europea della prima metà dell’Ottocento.

La sua figura alimentò numerosi aneddoti che, veri o immaginari che fossero, testimoniano la sua fama indiscussa. Si narra che una sera, all’Opéra di Parigi, la regina Maria Amelia fece il suo ingresso senza che nessuno le mostrasse alcun segno di omaggio. Poco dopo comparve in un palco Marie Taglioni e il pubblico, riconoscendola, la applaudì con foga. Allora la regina esclamò a voce alta: “La regina dell’Opéra è accolta meglio della regina dei francesi.”

 

Scarpette a punta di Marie Taglioni
Scarpette a punta appartenute a Marie Taglioni

 

Nel 1837, esaurito il contratto con l’Opéra di Parigi, Marie ed il padre Filippo si recarono a San Pietroburgo dove la “divina” aveva ottenuto una scrittura come ballerina del Balletto Imperiale di San Pietroburgo, noto oggi come Teatro Mariinskij. Qui il culto per la Taglioni raggiunse vette di delirante fanatismo. Pare, infatti, che due ballettomani russi, dopo aver acquistato ad un’asta per 200 rubli un paio di sue scarpette, le cucinarono e le mangiarono. Un modo per impossessarsi dell’essenza della ballerina, oltre che una pratica di feticismo estremo!

Non c’era che lei al mondo a danzare così. Era una danza sempre nuova.” (Jules Gabriel Janin, 1845)

 

MARIE TAGLIONI IN ITALIA

 

In Italia, terra d’origine della famiglia paterna, Marie Taglioni giunse in età oramai matura, dispensando gli ultimi bagliori del suo incomparabile genio. Tra il 1841 ed il 1846 si esibì nei più prestigiosi teatri della penisola, andando a toccare le città di Milano, Vicenza, Padova, Venezia, Trieste, Bologna e Roma.

Memoria del suo passaggio ci arriva dai numerosi articoli apparsi sulla stampa, dai libretti editi per l’occasione, dai componimenti encomiastici ideati in suo onore e anche dalle mirabili rappresentazioni figurative. A Bologna la Taglioni potè esibirsi grazie all’intermediazione di Cincinnato Baruzzi, allievo prediletto di Antonio Canova, di cui diresse per un decennio lo studio dopo la morte del maestro. L’incontro tra l’étoile ed il celebre scultore portò alla realizzazione di una statua – oggi custodita in una collezione privata – dove Marie è ritratta nel costume di scena de “La Sylphide”, il balletto che l’aveva resa celebre.

 

Marie Taglioni in veste di Silfide
Marie Taglioni in veste di Silfide

 

A contemplarla, non sai se meglio t’innamori la raccolta ed agil persona, o la verità dell’azione, o il misterioso di quelle uniche danze. Tu cerchi nell’inchinarsi della Venere dei Medici, nel dolore della Niobe, in ogni più venerata creazione degli antichi scarpelli, tu cerchi questa Silfide: e ti è forza esclamare: Maria Taglioni non ha cosa che l’assomigli.” (Jacopo Cabianca, Maria Taglioni a Vicenza, in “Teatri, arti e letteratura”, 4 settembre 1842)

L’Italia amava Marie e Marie, a sua volta, era innamorata dell’Italia, in particolar modo di Venezia e dei suoi palazzi storici. Grazie alle generose offerte di ammiratori, amanti e spasimanti, giunse a possedere Palazzo Barzizza a San Polo, Palazzo Giustinian Businello a Sant’Aponal, Palazzo Giustiniani Lolin a San Samuele, Palazzo Corner Spinelli e la magnifica Ca’ d’Oro, offertale in dono dal principe russo Alessandro Troubetzkoy per averlo salvato dal confino in Siberia, cui era stato condannato dallo zar Nicola I. Questo la dice lunga sul fascino della Taglioni! Erano pochi infatti gli uomini in grado di resistere al suo fascino che lei, sensuale e maliziosa, non si faceva scrupolo ad usare per colpire le sue vittime, preferibilmente titolate, ricche e famose, come il conte Radetzky, comandante supremo dell’armata austriaca in Italia, che non esitava a renderle visita durante i suoi soggiorni a Venezia.

 

MARIE TAGLIONI, L’EPILOGO

 

Marie Taglioni non era solo una ballerina, ma un’icona destinata a diventare una leggenda. Purtroppo il suo talento e la sua popolarità non la preservarono da un destino decisamente avverso.

Nel 1832 Marie sposò il conte Jean-Pierre-Victor-Alfred Gilbert de Voisins, dal quale si separò solamente tre anni dopo, divorziando nel 1844 . Durante il matrimonio, probabilmente di facciata, il 30 marzo 1836 nacque la figlia Hedda-Marie-Eugénie Ernestine (che andrà in sposa al principe Alessandro Troubetzkoy) e il 5 ottobre 1843 venne alla luce il figlio Georges-Philippe Marie, entrambi riconosciuti dal marito.

La grande ricchezza accumulata nel corso degli anni improvvisamente si esaurì, intaccata dalla guerra franco-prussiana e da alcuni investimenti sbagliati del padre. Marie, spogliata da tutti i suoi beni, si ritrovò così a doversi mantenere dando lezioni di danza e di portamento. Incalzata dalla vecchiaia e dall’oblio dei suoi ammiratori, Marie Taglioni si spense a Marsiglia il 22 aprile 1884, all’età di ottantanni. A lei è stato dedicato un cratere sul pianeta Venere.

 

Tomba di Marie Taglioni, Parigi, cimitero di Montmartre
Tomba di Marie Taglioni, Parigi, cimitero di Montmartre

 

Prima della Taglioni, la danza non era che un mestiere, il mestiere di saltare il più in alto possibile, di piroettare come una trottola. Appare lei, e il mestiere diventa arte, la vecchia scuola crolla.” (Charles de Boigne, “Petits mémoires de l’Opéra”, 1857)