IL 3 SETTEMBRE 1951 NELLO SPLENDIDO SALONE DI PALAZZO LABIA, A VENEZIA, SI CELEBRÒ UNO DEGLI EVENTI PIÙ ESCLUSIVI DEL VENTESIMO SECOLO: LE BAL ORIENTAL

Per una lunga notte Venezia indossò, ancora una volta, la sua maschera più bella: era dai tempi della caduta della Repubblica che non si vedeva un ballo così spettacolare. Piume, gioielli, paillettes, e un Palazzo Labia illuminato a festa come nei sui tempi più gloriosi..

 

PALAZZO LABIA, LA STORIA

 

Nel Sestiere di Canareggio, in contrada di San Geremia, sorge uno tra i più imponenti palazzi barocchi di Venezia: Palazzo Labia. L’edificio, edificato tra il XVII ed il XVIII secolo, fu commissionato dai fratelli Angelo Maria e Paolo Antonio Labia, appartenenti ad una ricca famiglia di origine catalana, iscritta nel Libro d’Oro del patriziato nel 1646. Si trattava di una delle “case fatte per soldo”, ossia di un titolo acquistato con il denaro quando, con il declinare della potenza commerciale della Serenissima, lo Stato aveva bisogno di altre fonti di guadagno per andare a riempire le casse pubbliche.

Fin da subito i Labia si fecero notare per gli eccessi di sfarzo. Pare che fossero soliti organizzare lussuosi banchetti dove facevano bella mostra di sé tavole imbandite con fine vasellame e posate d’oro. Celebre è l’aneddoto secondo cui, al termine di uno di questi conviti, il padrone di casa abbia gettato le preziose suppellettili nel canale al grido di: “Le abia o non le abia, sarò sempre Labia”, salvo poi essere ripescate nelle fredde acque dai fedeli servitori.

Nel 1734 il palazzo venne ristrutturato al suo per ricavarvi un grande salone da ballo. A decorarla fu chiamato l’artista più in voga del momento, Giovambattista Tiepolo, aiutato dal figlio Giandomenico. Il ciclo di affreschi, contornato dalla quadratura prospettica di Gerolamo Mengozzi, narra le storie di Antonio e Cleopatra. Tutta la composizione, realizzata tra il 1747 ed il 1750, trasuda magnificenza: una grande esibizione di vanità in pieno stile Labia.

 

Giambattista Tiepolo, Il banchetto di Cleopatra, dettaglio, 1747, Salone da Ballo di Palazzo Labia
Giambattista Tiepolo, Il banchetto di Cleopatra, dettaglio, 1747, Salone da Ballo di Palazzo Labia

 

Con la fine della Serenissima, le fortune dei Labia cessarono ed il palazzo fu venduto ad un principe dei Lobkowicz. Venne così suddiviso in vari appartamenti dati in affitto. Depredato e mal utilizzato, il gioiello sul Canal Regio andò verso la sua inesorabile decadenza. Nei primi del Novecento vi alloggiavano ventisette famiglie ed il meraviglioso salone da ballo serviva per stendere il bucato, come testimonierebbero i fori rinvenuti sulle pareti.

Nel 1948 l’edificio fu acquistato dall’eccentrico multimilionario Carlos de Beistegui y de Yturbe. Popolarmente appellato con il titolo di “Conte di Montecristo”, de Beistegui commissionò importanti lavori di restauro, riportando il palazzo al suo antico splendore.

 

LE BAL ORIENTAL, IL PARTY DEL SECOLO

 

Il 3 settembre 1951 Palazzo Labia fece il suo debutto in società con quello che i cinegiornali dell’epoca definirono “il party del secolo”: Le Bal Oriental. L’evento richiamò un migliaio di esponenti di lustro del jet set internazionale e impegnò, fra gli altri, Christian Dior, Salvador Dalì, Nina Ricci e un giovanissimo Pierre Cardin, nella creazione dei costumi per i partecipanti.

Per il tema del ballo Beistegui si era ispirato a “Il banchetto di Cleopatra”, uno degli affreschi del Tiepolo che adornavano il grande salone. Alla fine il tema si estese ad un più generico Settecento veneziano, intriso di echi orientaleggianti e molto libertino. Gli inviti vennero spediti circa sei mesi prima, per permettere agli oltre mille ospiti di prepararsi in modo adeguato.

E finalmente giunse la sera fatidica. Palazzo Labia, illuminato dalla luce delle torce, era pronto ad accogliere tutto il bel mondo giunto fino a lì in gondola.

 

Le Bal Oriental, Venezia, Palazzo Labia, 3 settembre 1951
Le Bal Oriental, Venezia, Palazzo Labia, 3 settembre 1951

 

C’erano proprio tutti quelli che contavano: l’ereditiera Barbara Hutton, Orson Welles, la pittrice Leonor Fini, con un incredibile vestito da “Angelo nero”, la principessa Colonna, la principessa Caetani, la stilista Elsa Schiaparelli, il fotografo Cecil Beaton, Marella Caracciolo, non ancora coniugata con Giovanni Agnelli, il re Faruq d’Egitto, l’Aga Khan III, i Polignac, i Rothschild, e chi più ne ha più ne metta.

Gli unici a rispettare il tema originario furono Lady Diana Cooper e il barone di Cabrol, splendidamente abbigliati da Antonio e Cleopatra, mentre il padrone di casa scelse un pomposo abito da notabile veneziano, arricchito da una parrucca riccioluta e da un paio scarpe con un rialzo di ben 40 centimetri.

 

Le Bal Oriental, Venezia, Palazzo Labia, 3 settembre 1951
Le Bal Oriental, Venezia, Palazzo Labia, 3 settembre 1951

 

Dalle foto del tempo, rigorosamente in bianco e nero, ne emerge uno spettacolo da sogno: ballerine danzanti, Arlecchini e maschere su trampoli, si aggiravano tra i tavoli gremiti di cibo e bevande. Una serata decisamente surreale, degna dei fasti del Settecento veneziano.

Fu la notte più lunga di Venezia, una notte irripetibile, che segnò un nuovo apice e un nuovo declino di Palazzo Labia. Nel 1964 Charles de Beistegui cedette all’asta il palazzo alla RAI che ne fece la sua sede regionale per il Veneto. L’epoca dei lustrini era così affondata in un magico tramonto veneziano.

 

Giandomenico Tiepolo, Il minuetto, dettaglio, XVIII secolo
Giandomenico Tiepolo, Il minuetto, dettaglio, XVIII secolo

 

Nella città debolmente illuminata la gente sembra assolutamente diversa. A stento si distinguono i vestiti moderni e quasi quasi si immaginano queste figure semi-invisibili vestite come una volta, in tutto il loro splendore e la loro gloria, con i velluti, i broccati e gli zibellini, con le spade, i gioielli e persino mascherati per il carnevale. Uscire in gondola la sera significa ricostruire con la propria immaginazione la vera Venezia, per rivivere la Venezia del passato, con i romanzi d’amore, le fughe, i rapimenti, le vendette passionali, gli intrighi, gli adulteri, le denunce, le morti inesplicabili, il gioco, il suono del liuto e il canto.” (Peggy Guggenheim dalla prefazione per “Invito a Venezia”, Mursia, Milano 1962)