STIMATO DA CHRISTIE’S NEL 2018 70 MILIONI DI DOLLARI, “LE MARIN” È CONSIDERATO UN RARO AUTORITRATTO DI PABLO PICASSO.

Il 28 ottobre 1943, in un momento in cui temeva di essere deportato dai nazisti, l’artista spagnolo si dipinse accomodato su di una sedia, con lo sguardo perso in foschi pensieri. Il dettaglio interessante è che per questa sorta di testamento scelse di indossare una maglia a righe: una scelta molto precisa fatta dall’artista. All’avanguardia in tutto, anticipatore dei suoi tempi, Pablo Picasso si dimostrò perfettamente alla moda, donando dignità artistica ad un capo che, fino a pochi decenni fa, era destinato agli uomini di mare.

 

Pablo Picasso, Le Marin, 1943
Pablo Picasso, Le Marin (Il marinaio), 1943

 

Quando, nel 1944, il giornalista americano Jerome Seckler gli chiese come mai si fosse dipinto come un marinaio egli rispose: “perché indosso sempre una maglia da marinaio. Vedi?”, e così dicendo si aprì la camicia e mostrò l’intimo: era bianco con strisce blu.

 

PABLO PICASSO E LA MARINIÈRE

 

Il 2 settembre del 1939, un Picasso ancora traumatizzato dal bombardamento di Guernica si trasferì a Royan, un piccolo porto fluviale situato alle foci della Gironda. In questa graziosa località balneare cercò protezione dalla grande catastrofe che stava invadendo il pianeta: la Seconda Guerra Mondiale.

Ma perchè scegliere proprio questo anonimo paesino nella Nuova Aquitania? È presto detto: perchè in quel luogo erano in vacanza la sua amica Marie-Thérèse Walter con Maya, la figlia che i due avevano avuto assieme.

E così, accompagnato dalla sua nuova amante Dora Maar, dal suo adorato segugio afgano Kasbek e dal suo assistente, Pablo fuggì da Parigi, allontanandosi dai pericoli della capitale. A Royan prese dimora all’Hôtel du Tigre per poi spostarsi, quattro mesi dopo, all’ultimo piano della Villa Les Voiliers, un ampio appartamento molto luminoso, situato appena sopra il porto.

 

Pablo Picasso, Dora Maar in poltrona, 1939
Pablo Picasso, Dora Maar in poltrona, 1939. Il ritratto fu eseguito a Royan, la carta da parati sullo sfondo corrisponde a quella che decorava l’Hôtel du Tigre

 

Ogni giorno il pittore seguiva una routine abbastanza consolidata: di prima mattina, sorseggiando un bicchiere d’Evian, ascoltava i comunicati stampa militari dall’altoprlante del Café Régent, poi, scortato dal segretario e fido consigliere Jaime Sabartès, faceva delle lunghe passeggiate in giro per la cittadina, curiosando tra le botteghe e le bancarelle del mercato. Le sue sortite, spesso accompagnate da eccentrici acquisti, terminavano nel lungomare, dove si soffermava a contemplare il paesaggio circostante.

Probabilmente influenzato dall’ambiente marino, tra il 13 ed il 17 settembre del 1939 Picasso eseguì dieci versioni note di “Homme en tricot rayé” (“Uomo con maglia a righe”), una delle quali si può oggi ammirare nella sale della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Sei guache, tre oli su carta e un disegno a china, a testimonianza di un soggetto impresso nella sua memoria, forse un pescatore visto nella spiaggia, vestito con la classica maglietta del marinaio, la marinière.

 

Pablo Picasso, Uomo con maglia a righe, 1939
Pablo Picasso, Uomo con maglia a righe, 1939

 

Fu così che quando decise di immortalare se stesso, la sua fisionomia si confuse con quella di quegli uomini, così genuini ed autentici, scrutati tante volte nella spiaggia di Royan. In fondo Picasso, forte delle sue origini andaluse, era affascinato dal mare, amava osservarlo e amava viverlo, esibendo con orgoglio quel suo fisico massiccio da torello spagnolo.

 

LA MARINIÈRE NELLA STORIA DEL COSTUME

 

Se ai giorni nostri le stoffe a righe rappresentano un must dell’abbigliamento, nei tempi antichi erano ritenute le “stoffe del Diavolo”. Dal Medioevo in poi le righe erano indossate dai ceti considerati più umili: giullari, prostitute, detenuti, ebrei, eretici, carcerati, boia, infermi, zingari, con la chiara intenzione di marchiarli e così escluderli dalla società civile.

La moderna marinière trae origine dall’uso dei pescatori bretoni di Saint Malo di indossare dei pesanti maglioni a righe durante le loro uscite in mare. Il motivo delle righe era dovuto al fatto che, se un uomo fosse caduto in mare, la sua identificazione sarebbe stata più semplice.

Fu però la Marina Militare francese, con un decreto del 27 marzo 1858, a introdurre il tricot rayé bleu indigo et blanc nella lista ufficiale dei capi del marinaio, sancendone le precise caratteristiche tecniche: “Le corps de la chemise devra compter 21 ravures blanches, chacune deux fois plus large quel es 21 ravures bleu indigo” (Il corpo della camicia dovrà contare 21 righe bianche, ognuna due volte più larga delle 21 righe blu indaco). Ventuno righe per esaltare gli altrettanti trionfi militari di Napoleone Bonaparte.

Ad intuire le potenzialità estetiche del tessuto rigato fu mademoiselle Chanel che nel 1913, nella sua nuova boutique di Deauville, presentò una collezione assai rivoluzionaria, rivisitando dei classici indumenti maschili da lavoro, tra cui la nostra marinière. In tricot di jersey, un tessuto fino ad allora escluso dall’alta sartoria, la maglietta a righe firmata Chanel divenne il simbolo dello stile chic balneare: un capo sportivo e versatile, elegante nella sua raffinata semplicità.

La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza.” (Coco Chanel)

 

Robert Doisneau, Le Pains de Picasso, 1952
Robert Doisneau, Le Pains de Picasso, 1952

 

Da allora la marinière ne ha fatta di strada: da vessillo degli esclusi si è tramutata nell’accessorio di tendenza di artisti, intellettuali, attori e cantanti. Oltre a Pablo Picasso, che amava indossarla arrischiando abbinamenti piuttosto fantasiosi, altre righe famose sono quelle di Brigitte Bardot, che ne fece un marchio di femminilità, di Audrey Hepburn, massima espressione del buon gusto, del ribelle James Dean, dell’eclettico Andy Warhol, o dell’istrionico Jaen Paul Gaultier via via fino ad arrivare alle icone del rock come Kurt Kobain ed Iggy Pop.

Indimenticabile rimane l’immagine di Björn Andrésen, scelto da Luchino Visconti per interpretare Tadzio ne “La morte a Venezia” del 1971, che, con la sua bellezza sfacciatamente ambigua, ha saputo restituire il senso di ambivalenza insito nella trama rigata della marinière.

 

Björn Andrésen in La Morte a Venezia diretto da Luchino Visconti, 1971
Björn Andrésen in La Morte a Venezia diretto da Luchino Visconti, 1971

 

Egli entrò dalla porta a vetri e attraversando in diagonale la saletta silenziosa venne al tavolo delle sorelle. Il suo incedere, tanto per il portamento del busto quanto per il movimento dei ginocchi e il passo dei piedi calzati di bianco, era di una grazia straordinaria, molto leggero, delicato e superbo insieme, e abbellito ancora dalla timidezza infantile con la quale egli cammin facendo alzò e abbassò due volte gli occhi volgendo il viso verso la sala Sorridente, con una parola a mezza voce nella sua lingua fluida e dolce, egli sedette al suo posto; e soprattutto ora, vedendolo nettamente di profilo, Aschenbach fu colpito da meraviglia e quasi da sgomento per la bellezza veramente divina del giovane mortale. Oggi il ragazzo portava una blusa leggera di cotone a righe bianche e azzurre, con un fiocco rosso sul petto, chiusa al collo da un semplice solino bianco diritto.” (Thomas Mann, “La morte a Venezia”, 1912)